Praticando Yoga otterremo pace profonda e forza spirituale
Gli uomini molto occupati con attività di tipo comunicativo dovrebbero praticare mauna(il silenzio) almeno 1 ora al giorno; se possono fare 2 ore giornaliere, ancor meglio. Sabato e domenica possiamo praticare mauna 6 ore o per l’intera giornata. Non preoccupiamoci se questo nostro comportamento potrà sorprendere gli altri; poco a poco i nostri famigliari ed amici non si dispiaceranno più e non ci distrarranno se gli annunceremo prima le nostre intenzioni. E’ ideale se utilizziamo questo periodo di mauna per le meditazioni e per la nostra pratica spirituale.
Quando pratichiamo mauna è necessario scrivere il meno possibile, e fare pochissimi gesti o azioni con cui cerchiamo di esprimere pensieri verso quelli che ci stanno attorno. È consigliato anche trattenere il riso.
Quando pratichiamo mauna non dobbiamo leggere nessun giornale, in quanto può portare nella coscienza, insieme a nuove informazioni, anche precisi pensieri dalla mente subcosciente (samskara) e così la pace mentale sarà disturbata. Anche se viviamo in pace e in serenità sul monte Himalaya, ma continuiamo, allo stesso tempo a leggere i giornali, la nostra mente sarà immersa nella vita di tutti i giorni. Procedendo così non otterremo grandi benefici dalla pratica di mauna, e la meditazione spirituale sarà seriamente disturbata. Per capire correttamente questo concetto, riflettiamo sul contenuto dei versetti (sutra) 62-64 della Bhagavad Gita, capitolo 2: “Quando si porta l’attenzione agli oggetti dei sensi nasce un attaccamento. dall’attaccamento emerge il desiderio e dal desiderio insoddisfatto l’irascibilità. Dall’irascibilità procede lo smarrimento, dallo smarrimento la perdita della memoria, dalla perdita della memoria la diminuzione della ragione e l’uomo privo di ragione corre verso la sua rovina.”
Il grande saggio e liberato “Sri Balayogi” (tradotto “il bambino yogi”) nel momento cruciale della sua esistenza terrestre (l’entrata in decine d'anni di estasi divina ininterrotta, samadhi, il 27 marzo 1949) ha pronunciato uno dei suoi aforismi più celebri: “Si può meditare su Dio onnipotente anche quando compi i tuoi doveri quotidiani, anche quelli di un re, ma come puoi allora raggiungere una perfetta stabilità mentale? L’agitazione non sparirà mai completamente. Di quando in quando, l’essere dovrà far fronte a sofferenze, che gli sembreranno senza fine. Non sarà mai pieno completamente della grazia infinita di Dio se non trascendendo completamente questi problemi o pensieri”.
Parlate poco e ascoltate molto!
Con mauna cerchiamo di divenire persone che misurano con saggezza le parole. Mauna ci aiuta ad imparare ad evitare facilmente lunghe discussioni ed in generale tutte le discussioni che non sono indispensabili o che si trovano essere fin dall’inizio sterili.
Nelle fasi superiori di pratica, mauna ci permetterà di seguire con attenzione ogni parola. Questa può diventare in modo graduale un’alta disciplina mentale. Così avremo la rivelazione che di fatto le parole rappresentano una grande forza di cui ognuno dovrebbe diventare cosciente.
Mauna ci insegna ad utilizzare con molta attenzione le parole, ci aiuta a controllare cosa diciamo e ci offre la possibilità di controllare le parole prima che arrivino alle labbra. Parla poco e ascolta molto. L’utilizzo prevalente di parole erudite e complicate è molte volte sterile. Un simile modo di parlare è molto stancante. Usando parole semplici e sentite riusciamo a conservare così la nostra energia. Bisogna purificare la mente e meditare. Praticando in modo corretto mauna calmiamo la mente, calmiamo i pensieri e eliminiamo facilmente le emozioni passeggere. Mauna ci aiuta ad addentrarci nelle profondità misteriose del nostro cuore ed a rallegrarci pienamente nella sua pace oceanica. Misteriosa ed euforica è questa quiete. Grazie a lei si entra nel silenzio.
Ogni persona che aspira a conoscere veramente il Divino deve conoscere questo silenzio. Allora lei è così il silenzio stesso e in questo modo diventa maha mauna, realizzando Dio Padre qui e ora.
(del prof. di Yoga Gregorian Bivolaru)
“Shivaratri” significa
“la notte di Shiva”, ma anche “la notte in cui si riversa la Grazia Divina”. Questo perché la tradizione indiana indica che soprattutto in questa notte l’essere umano dovrebbe adorare
Shiva colmo di devozione, nella sua ipostasi di Dio Padre, per tutta la notte. Proprio in questa notte gli yogi e gli adoratori di
Shiva rimangono svegli, invocandoLo con tutto il cuore e con uno slancio incontenibile. Fare qualcosa d’altro (come chiacchierare, leggere, ecc.) giusto per restare svegli non sarebbe di alcuna utilità.
Il termine sanscrito Shivaratri ha più significati. “RATRI” viene solitamente inteso come il buio della notte. Ma Shivaratri di fatto non ha alcuna relazione con il buio ma con lo stato speciale di sacralità di questa notte. Ossia, il buio di questa notte viene investito da una grande Grazia Divina. Il motivo è dato dal fatto che nel 14mo giorno che segue il momento di Luna Piena (chiamato secondo il calendario indiano Chaturdasi) la Luna – che tra le altre cose governa la mente umana comune – si trova in un aspetto profondamente benefico nella sua relazione con il Sole. Per questo soprattutto allora è un momento particolarmente favorevole per sentire pienamente la presenza misteriosa di Dio Padre, che si manifesta attraverso
Shiva in una certa ipostasi.
Le Upanisad parlano di certi attributi fondamentali del Divino, quali la Verità, la Bontà e la Bellezza (SATYAM, SHIVAM, SUNDARAM). Anche Platone considerava la Verità, la Bontà e la Bellezza come gli attributi fondamentali di Dio. La Bontà (SHIVAM) rappresenta il principio-essenza di tutto quello che può esservi di più buono e favorevole per la nostra evoluzione spirituale, e questa bontà viene associata sia alla Verità Eterna (SATYAM) che alla Bellezza Assoluta (SUNDARAM).
Secondo molti saggi questo è il più importante messaggio spirituale di Shivaratri; un messaggio spesso accompagnato da una richiesta forte verso una vita realmente spirituale:
renditi utile (SEVA), con distacco e discernimento, per tutti gli esseri, vedendoli allora come delle manifestazioni del Divino. Per questo, è necessario sviluppare prima di tutto la forza di amare, e per sviluppare questa capacità di amare in maniera pura, sublime ed incondizionata dobbiamo sviluppare quanto più lo spirito di sacrificio (lo stato di abnegazione). Il fatto di renderti utile agli altri, con devozione e dono di sé, acquista un senso realmente spirituale solo quando lo facciamo in uno stato di amore profondo, capace di sacrificio e totale abnegazione. Allora quell’azione distaccata di renderti utile per gli altri, o in altre parole KARMA YOGA, è quella che ci determinerà in maniera decisiva l’evoluzione spirituale. Contemporaneamente, questo ci aiuterà a non dimenticarci mai di essere buoni.
A loro volta, i termini “SHIVA” e “SHANKARA” (un altro nome molto utilizzato di
Shiva) significa il Benefattore (il Salvatore). Nel termine di SHANKARA, “SHAM” significa la coscienza piena di beatitudine (CIT-ANANDA), mentre “KARA” significa “Colui che la produce”. Cosi, SHANKARA etimologicamente significa “Colui che risveglia la Coscienza Divina e la Beatitudine Divina” in tutti gli esseri. SHANKARA (SHIVA) è pertanto colui che dona la Coscienza dell’infinita Beatitudine Divina a tutti quelli che trovano rifugio in Lui o che Lo adorano con tutto loro stessi.

Il segreto dell’intera Creazione viene simbolicamente rivelato nella descrizione tradizionale della forma di
Shiva. Infatti, la semiluna sul capo di
Shiva simboleggia la coscienza degli esseri umani; il fiume Gange che secondo la mitologia indiana cade dalle altezze trascendenti dei Cieli sulla testa di
Shiva, per continuare poi, lungo i suoi capelli, fino alla Terra, simboleggia la misteriosa forza della vita universale; i serpenti che
Shiva porta come bracciali e come segni della Sua Potenza Divina, rappresentano gli innumerevoli esseri animati.
Lui sta seduto in un monte d’argento, e uno dei suoi amici più cari è Kubera, il Dio della Prosperità. Ma anche se
Shiva possiede già tutto, Egli porta sempre con sé la ciotola del mendicante, per ricordarci senza sosta che qualunque ossessività o attaccamento sono un ostacolo sulla via del progresso spirituale.
Shiva è completamente distaccato da qualunque cosa, e grazie a ciò Egli è diventato l’incarnazione eterna della Suprema Grazia Divina.
I tre occhi di
Shiva rappresentano i tre mondi (
Loka). Il tridente di
Shiva è il simbolo del passato, del presente e del futuro (i tre aspetti del tempo) come pure del trascendere le tre qualità o tendenze (
Guna): SATTVA, RAJAS e TAMAS, che rappresentano i riflessi specifici della Trinità della manifestazione: BRAHMA, VISHNU e RUDRA-SHIVA. I tre mondi, la triade del tempo, e anche le tre qualità (
guna) rappresentano la manifestazione del Principio Divino (
Ishvara) nel cuore di ogni essere. Allora, quando la Grazia di Dio penetra in profondità nel nostro cuore, possiamo innalzarci fulminei verso Dio Padre (
Paramashiva).
Dall’altro lato, potremmo dire che, qualunque sia il periodo del calendario, quando siamo davvero capaci di sperimentare lo stato divino di pura Esistenza (SAT) – pura Coscienza (CIT) – pura Beatitudine (ANANDA) allora viviamo davvero, pienamente, grazie al nostro stato di risonanza con
Shiva nel sacro giorno di Shivaratri. Finché il frutto non matura il suo succo non è dolce, e quando il frutto è ben maturo cade da solo: l’attaccamento verso l’albero è scomparso. Allo stesso modo, l’essere umano che raggiunge la piena maturità spirituale ottiene automaticamente la perfezione (VAIRAGYA). L’uomo deve sforzarsi incessantemente per raggiungere questo livello sublime di maturità tramite la pratica spirituale, che ne trasforma gradualmente e definitivamente la coscienza.
Shivaratri è un giorno molto favorevole, dal punto di vista spirituale, per tutti noi. Cade sempre nel
quattordicesimo giorno del ciclo lunare, nel momento in cui la Luna è quasi completamente nascosta, mentre il Sole si trova nel segno dell’Acquario.
Non dimentichiamoci che la mente individuale (MANAS) è intimamente associata con la Luna.
Chandra (“Luna” in sanscrito), l’angelo misterioso che governa la Luna, è anche la divinità che governa la mente (MANAS). Egli perde ogni giorno 1/16mo della sua lucentezza, dopo il momento di Luna Piena, e continua a decrescere fino a quando, nella notte di Shivaratri, manifesta solo un sedicesimo della sua forza. Il momento di Luna Nuova può essere quindi associato con
quello stato della mente in cui le fluttuazioni e i suoi capricci sono molto ridotte, potendo essere facilmente sospese e controllate con la disciplina spirituale. In questa notte (Shivaratri) ci rimane solo una piccola parte da controllare, e ciò si può realizzare con l’intensa focalizzazione dell’attenzione sul Divino.
(tratto da
www.yogaesoteric.net )
“A volte le persone inciampano nella verità, ma solo quelle stupide si alzano immediatamente e vanno oltre con indifferenza!