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POSTURE YOGICHE PER PRATICARE LA MEDITAZIONE

Nel trattato fondamentale Yoga Sutra di Patanjali si indica che per poter meditare in modo efficace è indispensabile passare dallo stadio detto asana. In sanscrito, la traduzione letterale di asana è postura.
Ci sono varie posture corporali (asane) che favoriscono in particolare l’ottenimento e poi il mantenimento di uno stato di meditazione, come ad esempio quella del Loto (Padmasana), la postura Perfetta (Siddhasana) ed altre che vedremo di seguito.

La Postura del Loto (Padmasana)

La postura del Loto viene considerata essenziale per la meditazione, illustrando perfettamente il principio della calma totale della mente, che favorisce il distacco ulteriore da tutto quanto è esterno a noi. In questa postura potremo raggiungere molto più facilmente un’immobilità naturale e liberamente assunta; cosa che amplifica moltissimo l’efficacia nella pratica della meditazione.
Questa attitudine posturale esprime, forse al meglio, la volontà di non essere più orientati in prevalenza all’esterno, di non disperderci, di non agire più. Occorre qui specificare il fatto che la non-azione non si riferisce solo alle modalità di azione esteriore ma, in una fase più avanzata della pratica spirituale, anche a quelle interiori.
yogi disegnatoCosi, non basta adottare una posizione nella quale non possiamo agire fisicamente, nel mondo circostante, ma è anche necessario che la nostra psiche sia allontanata dalla tendenza di orientarsi all’esterno. L’asana scelta sarà per questo l’espressione corporale con la quale, mettendoci all’unisono con energie specifiche, si potrà realizzare sinergicamente quanto compreso nella definizione iniziatica di un’asana, ossia quella

"inclinazione comune del corpo, dell’animo e della mente di vibrare all’unisono con l’infinito

Il Loto non è tuttavia una posizione accessibile alla maggioranza delle persone contemporanee. Non ci riferiamo solo alla posizione del corpo nel realizzarla, ma anche nel mantenerla sufficientemente per realizzare una vera meditazione. Patanjali raccomanda  allorquando desideriamo meditare di trovare una posizione facile e comoda, poiché ogni disturbo o dolore sono degli ostacoli verso una focalizzazione ininterrotta e fissa sul nostro scopo. D’altro canto, gli yogi considerano che la maestria in una postura si attinga solo quando si può mantenere la postura facilmente per oltre 3 ore e 48 minuti; un periodo durante il quale, come affermano i testi fondamentali Yoga, gli effetti diventano concertati, simultaneamente nei tre mondi – fisico, astrale e causale.

La postura piacevole (Sukhasana)

ragazzo sukasanaColoro che non si sentono comodi nel Loto non devono disperarsi. Accedere ad uno stato meditativo è ancora possibile, in quanto possono realizzare la Postura piacevole (Sukhasana), che conosciamo quasi tutti sin dall’infanzia, quando trovavamo naturale sederci alla „turca” quando ci catturava l’attenzione un gioco con i nostri amici.
In realtà, uno degli elementi essenziali è costituito dalla posizione corretta della colonna vertebrale. La posizione delle gambe deve consentire di tenere la colonna quanto più diritta; questo dipende, come si vedrà, dall’angolo di inclinazione del bacino rispetto al supporto sul quale poggiano i glutei.

 

La postura del Diamante (Vajrasana)

Un’altra variante presenta un’attitudine simile a quelle di tipo Zazen, la postura del Diamante (Vajrasana), che presentiamo di seguito in una versione semplificata. ragazza diamante
Stiamo in ginocchia a terra. Si piegano le piante dei piedi in modo da formare una conca su cui ci sediamo mantenendo i piedi ad una distanza di circa un palmo. Ci sediamo sulle piante e teniamo le mani sulle cosce. Se anche così ci è difficile, arrotoliamo una coperta sulla quale ci sediamo, mettendola però longitudinalmente, tra le piante dei piedi.
La postura diverrà allora molto più comoda. Se anche questa asana è scomoda, il principiante potrà in ultima istanza ricorrere ad una sedia, per sedersi con la schiena diritta, senza appoggiarsi allo schienale.

Il corpo deve sostenersi da solo
L’elemento essenziale in ogni postura di meditazione è dato dal posizionamento verticale della colonna vertebrale. Per fare ciò, il bacino non si tiene perpendicolare a terra o piegato all’indietro, ma deve pendere leggermente con la parte superiore in avanti. Questa leggera spinta del bacino in avanti conferisce stabilità ed immobilità a tutta la postura. Cercheremo poi di raddrizzare le spalle dal basso verso l’alto, allineando ogni vertebra, equilibrando cosi tutto il tronco, fino alla vertebra cervicale. La testa rimane leggermente all’indietro, con il mento lasciato leggermente verso il basso. Potremo dire di aver realizzato correttamente questa postura quando potremo rilassare tutti i muscoli del capo e del collo, mantenendolo perfettamente immobile nell’attitudine scelta.

Posizionare verticalmente la colonna vertebrale
Quando ci troviamo in un’asana di meditazione il corpo deve sostenersi da solo, avendo tutti i muscoli completamente distesi. Sul viso non ci deve essere nessuna increspatura, né una piega o traccia di preoccupazione. La lingua rimane rilassata o può essere che la sua punta tocchi la radice degli incisivi o delle gengive superiori. Quest’ultima posizione è meno rilassante, ma permette di realizzare un’attitudine specifica di arresto delle „verbalizzazioni” mentali, inibendo i centri psichici della fonazione e implicitamente l’organo psichico dell’espressione verbale. Lo sguardo sarà orientato verso la punta del naso, in un leggero strabismo convergente, gli occhi tenuti semi-chiusi o chiusi. Si può anche orientare verso un punto situato tra le sopracciglia, ma questa posizione è meno rilassante per i principianti.
La realizzazione di una meditazione profonda è solitamente condizionata dalla realizzazione corretta della posizione di meditazione, che a sua volta richiede una mobilità e una presa di coscienza adeguata sulla colonna vertebrale e su tutto il corpo, cosa che implica la pratica giornaliera delle asane.

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